Agile, flessibile o smart? Le nuove frontiere del telelavoro

Agile, flessibile o smart? Le nuove frontiere del telelavoro
Dicembre 30 23:01 2020 Stampa

Il 2020 è stato un anno di sperimentazione per il mondo del lavoro, infatti dopo anni di diatribe sui vantaggi e svantaggi del lavoro da casa con organizzazioni divise tra sostenitori di un lavoro che si adatta al ritmo e alle esigenze della vita dei lavoratori prioritizzando il bilanciamento tra lavoro e vita privata, e oppositori incalliti pervasi dal timore di perdere il controllo sulla produttività del lavoratore, a marzo di quest’anno il mondo è stato costretto a passare a dei modelli di lavoro da casa che peraltro si sono dimostrati vincenti a livello globale.

Secondo i dati dell’Osservatorio smart working del Politecnico di Milano, in Italia durante la fase più acuta dell’emergenza lo smart-working ha coinvolto il 97% delle grandi imprese, il 94% delle pubbliche amministrazioni e il 58% delle Pmi, per un totale di 6,58 milioni di lavoratori.

Nonostante il 29% dei lavoratori abbia riscontrato difficoltà a separare il lavoro dalla vita privata, ci sono stati risultati molto positivi: nelle grandi imprese sono migliorate le competenze digitali dei dipendenti (71%), sono stati accantonati pregiudizi sul lavoro agile (65%) e ripensati i processi aziendali (59%).

Si tratta di uno stravolgimento non da poco e persino i più scettici hanno dovuto ricredersi a fronte di comprovati vantaggi per il lavoratore e per le aziende di incorporare delle forme di lavoro da casa. Da sempre il lavoro da casa è stato associato all’idea di lavorare meno ma i dati hanno dimostrato che la produttività non è stata intaccata anzi in molti casi i lavoratori hanno beneficiato del taglio delle ore di pendolarismo e guadagnato in serenità e motivazione, tanto che il 65% dei lavoratori non tornerebbe più indietro. Nella maggior parte dei casi le imprese hanno implementato delle forme di telelavoro riadattando le mansioni precedentemente svolte in ufficio a un ambiente digitale online ma esistono dei veri e propri modelli organizzativi che guardano alla possibilità di lavorare da casa.

Negli ultimi mesi abbiamo sentito molto parlare di lavoro agile, flessibile, smart e remoto. Qual è la differenza e quali sono i vantaggi di ogni modello?

Il telelavoro o lavoro da remoto

Partiamo dal termine più utilizzato ma anche più facile: il telelavoro o lavoro da remoto è il lavoro svolto da un domicilio al di fuori dell’ufficio grazie all’utilizzo di tecnologie di comunicazione. Il vantaggio non è solo quello di un migliore equilibrio tra casa e lavoro ma anche per esempio la possibilità di ripopolare zone rurali o di assumere il talento indipendentemente dai vincoli geografici.

Cosa si intende per lavoro flessibile?

Il lavoro flessibile ha l’obiettivo di allontanarsi dal tradizionale modello 9 am – 17 pm e consentire al lavoratore di svolgere la sua attività negli orari che gli sono più congeniali. Spesso gli uffici incorporano un qualche livello di flessibilità come per esempio la possibilità di entrare tra le 8 e le 10. Una delle eredità del lockdown è legata proprio alla diffusione di modelli di lavoro flessibile che non riguardano solo l’orario giornaliero di lavoro ma anche per esempio la possibilità di svolgere il lavoro alcuni giorni della settimana in ufficio e altri da casa. Sempre più aziende si ripropongono di utilizzare modelli di lavoro flessibile che prevedano una parte della settimana in ufficio e maggiore flessibilità nel lavorare da casa o al di fuori delle fasce orarie 9 am – 17 pm. Google per esempio ha recentemente annunciato che il rientro in ufficio è stato prorogato a Settembre 2021 e che al rientro si lavorerà dall’ufficio solo 3 giorni a settimana.

Cosa sono il lavoro agile e lo smartworking?

Il lavoro agile è stato definito per la prima volta nella “Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2016 sulla creazione di condizioni di mercato del lavoro favorevoli all’equilibrio tra vita privata e vita professionale” come:

un approccio all’organizzazione del lavoro basato su una combinazione di flessibilità, autonomia e collaborazione, che non richiede necessariamente al lavoratore di essere presente sul posto di lavoro o in un altro luogo predeterminato e gli consente di gestire il proprio orario di lavoro, garantendo comunque il rispetto del limite massimo di ore lavorative giornaliere e settimanali stabilito dalla legge e dai contratti collettivi.

In Italia il lavoro agile è regolamentato dalla Legge 81/2017 che definisce il lavoro agile come una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa.

L’enciclopedia Treccani definisce lo smartworking:

un nuovo modello lavorativo che usa le nuove tecnologie e ottimizza quelle esistenti per migliorare sia la prestazione che la soddisfazione che si ottiene dal lavoro.

Le nuove tecnologie non fanno riferimento solo all’uso di videocall e sistemi di comunicazione digitale ma anche cloud computing, data mining, intelligenza artificiale ect.. insomma tutto ciò che può migliorare l’efficenza lavorativa indipendentemente dal tempo e dal luogo. Quindi si può fare smartworking da casa ma anche in ufficio perché si riferisce a come si lavora piuttosto che a dove o quando. Ultimamente il termine smartworking e lavoro agile è stato utilizzato come sinonimo ma è bene sapere che seppure siano due concetti intimamente correlati, vi sono delle differenze.

E’ importante anche non confondere il lavoro agile con una metodologia di lavoro molto applicata nell’informatica chiamata “agile” ma con la pronuncia inglese [æʤaɪl] e fondata su 4 pilastri fondamentali:

  1. Le persone sono più importanti dei processi. Se un gruppo di persone decide che un processo non va bene questo deve essere modificato.
  2. Rilasciare un prodotto che soddisfi le esigenze di chi lo ha richiesto è la massima priorità.
  3. È possibile creare valore soltanto grazie alla collaborazione tra fornitore e cliente.
  4. L’unica costante è il cambiamento. I piani sono un’utile illusione, la realtà ci sorprenderà sempre.

La metodologia agile è un mindset che contrappone alle organizzazioni gerarchiche che lavorano in silos cioè dipartimenti separati, un modello organizzativo orizzontale basato sulla collaborazione e orientato al risultato. Si tratta di un metodo di un metodo di risoluzione dei problemi che si basa sulla capacità di adattamento al cambiamento grazie alla continua ripianificazione.