Le professioni del futuro: quali saranno i profili più ricercati nei prossimi 5 anni

Le professioni del futuro: quali saranno i profili più ricercati nei prossimi 5 anni
Maggio 19 06:00 2021 Stampa

La pandemia ha generato una forte crisi nel mondo del lavoro. Ora, l’ormai imminente lancio del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza servirà proprio a finanziare una serie di settori che genereranno lavoro, e dunque ricchezza, e dunque occupazione.
Focalizziamoci, solo per fare una proiezione ragionevolmente credibile, sui massicci investimenti previsti dal governo e che dai prossimi mesi arriveranno con regolarità a finanziare i vari progetti.

Nel comparto Salute avremo interventi per oltre 15 miliardi; nell’Istruzione e nella Ricerca oltre 30 miliardi; nella Tutela del territorio e nella Transizione ecologica quasi 60 miliardi. Per non parlare degli investimenti nelle Infrastrutture (25 miliardi) e nella Digitalizzazione, nella Cultura e nel Turismo (oltre 40 miliardi). Parallelamente, alcune riforme – quella della Giustizia, tra le più rilevanti – dovranno essere completate con coraggio, proprio perché conditio sine qua non per l’erogazione dei fondi europei.

Proviamo ora a proiettare queste informazioni sui prossimi 5 anni. Ecco che è ragionevole prevedere che saranno professionisti del settore giuridico, ingegneri, medici e personale sanitario le figure più richieste tra quelle che prevedono una laurea.

Una stima elaborata da Unioncamere rivela infatti che la domanda da parte delle aziende supererà l’offerta presente sul mercato.

Entro il 2024 ci saranno circa 900 mila laureati, che se iscritti alla facoltà giusta potrebbero non dover aspettare troppo tempo per entrare nel mondo del lavoro.

Si stima un bisogno di 173.100 unità tra personale medico, paramedico e sanitario; 118.900 persone nel settore economico; 117.100 unità nel settore ingegneristico; 104.200 nel settore di insegnamento e formazione; 87.600 nel settore giuridico e 59.000 persone nel settore politico-sociale.

C’è da tenere in considerazione che non ci sarà necessariamente una corrispondenza tra fabbisogno reale e relativa offerta; tutto questo varierà a seconda del settore specifico.

Entrando nel dettaglio, il settore con il maggiore bisogno è quello medico e sanitario: l’offerta però sarà inferiore, con 13.500 persone mancanti in media ogni anno.
Per gli ingegneri discorso analogo: si stima che ne serviranno circa 23.400 l’anno, ma saranno solo 22.200 i laureati ad affacciarsi nel mondo del lavoro.
17.500 i profili del settore giuridico richiesti con soli 8.300 laureati; nel settore matematico invece la differenza è meno netta: 5.200 laureati a fronte di 6.800 posti vacanti.

In altri settori ciò che invece potrebbe accadere è avere una situazione in cui l’offerta sia troppa rispetto alle esigenze del mercato. Ad esempio, nel settore politico-sociale potremmo avere un’eccedenza di 7.000 laureati (fabbisogno di 11.800 contro 18.800 professionisti), in quello linguistico un’eccedenza di 4.100 persone.

Per quanto riguarda invece i diplomati, 260.000 sono le unità ricercate nel comparto amministrativo; 243.000 quelle dell’industria e dell’artigianato.
Anche tra i ragazzi usciti dalle scuole superiori c’è un dislivello enorme quindi tra domanda ed offerta; il più notevole è quello che riguarda i settori dell’istruzione e formazione professionale.
La domanda media per anno è di 137.000 persone, mentre i potenziali candidati sono appena 85.000: un’offerta che copre solo il 60 percento del fabbisogno.

Manca dunque personale specializzato in meccanica, logistica, edilizia, legno-arredo, ristorazione, agricoltura e servizi di vendita.