Come lo smartworking ha cambiato la pubblica amministrazione

Come lo smartworking ha cambiato la pubblica amministrazione
Aprile 26 06:00 2021 Stampa

La pandemia ha reso indispensabile lo smart working, ma come andranno le cose in futuro?

In questo articolo avevamo visto come il mondo del lavoro sta cambiando e ci siano sempre più richieste ed offerte di lavoro agile.

C’è stata conseguentemente l’esigenza di introdurre delle normative per la regolamentazione dello smart working (con la Legge sul Lavoro Agile e con il Decreto Ristori).

Ma quale sarà il futuro per chi lavora nella Pubblica Amministrazione?

Lo smart working è una modalità di lavoro in cui è prevista la volontarietà da parte del dipendente e dell’azienda ed un conseguente accordo tra le parti, previa fornitura della strumentazione tecnologica adeguata.

Il ministro Renato Brunetta ha recentemente dichiarato che lo smart working nella Pubblica Amministrazione, sebbene sia stato realtà nell’ultimo anno, deve rientrare nei contratti in base alle esigenze aziendali. “Se un’azienda ha bisogno di lavoro a distanza se lo organizza, se un’altra azienda non ne ha bisogno non lo fa

Fino al 30 aprile restano in vigore le disposizioni del ministro Dadone, ossia chi si trova in smart working non deve rispettare dei precisi standard e non è costretto a performare ad un certo livello, ma dal primo maggio ci saranno nuove regolamentazioni.

Al momento metà del personale in grado di lavorare da casa lo sta facendo; le intenzioni del ministro della Pubblica Amministrazione sarebbero quelle di portare questo numero ad un dipendente su tre.

Una decisione forte rispetto al Governo precedente, che voleva portare lo smart working all’interno della P.A. al 60%. Percentuale considerata insostenibile, per alcuni ministeri (ad esempio quello della Giustizia e dei Trasporti).

Laddove quindi ci fosse il rischio di non poter garantire il servizio al pubblico, la percentuale del 30% sarebbe ulteriormente abbassata.

Ancora non è chiaro quali saranno i criteri per poter stabilire se un dipendente pubblico che lavora da casa sia efficiente o meno.

Un’ipotesi è quella di valutare la velocità delle pratiche.

Ci saranno molto probabilmente dei controlli, sia da parte di funzionari preposti e controllori interni, che da parte degli utenti stessi, che valuteranno la effettiva produttività dei dipendenti.

Si pensa inoltre di investire di più sulla formazione del personale stesso, con corsi specifici per aggiornare le competenze informatiche e digitali.